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Palle Calepinate per l'inossidabile Cartuccia Americana

Come io intendo il 45/70

 
di SIRINGO aka Silingardi Fulvio
 
 

  Possedevo un bellissimo fondipalle Lyman 457124 che mi sfornava una intrigante palla da 405 grani. Essa, sparata nel mio Ruger N 3, era veramente molto precisa.

Purtroppo però la medesima cartuccia, usata nel Trapdoor, arrivava sul bersaglio a “buco di chiave”. E, oltretutto, non badava molto al punto esatto di atterraggio…

Fatte le debite, sulfuree misurazioni, scoprivo che l’animaccia del Trap (chissà a quanti indiani avrà sparato…) era forata a .461, mentre ovviamente la palla era trafilata a .458. Neanche se la usavo “cast” arrivava a quella misura. Cosicchè piazzai il venerando oggetto in rastrelliera e da allora lo usai solo per rimirarlo orgogliosamente insieme agli amici. Non vedevo infatti il motivo per cui avrei dovuto intestardirmi, avevo altre frecce al mio arco e il mio tempo non era illimitato. Oltretutto il mio Trap è stato costruito nel 1875, e quindi è un primo modello senza l’irrobustimento del blocchetto otturatore che caratterizza i modelli dal 1876 in poi. Lasciamolo lì.

Correva l’anno 1984, ed io ero insopportabilmente giovane.

Avevo addirittura tutti i capelli.

Per non parlare del resto…

 

In seguito i fatti della vita mi portarono a trascurare l’attività armigera sparante, e quindi il nostro Trap riposò indisturbato per molti anni insieme a tanti suoi fratellini di varie epoche e nazionalità.

Ma poi, l’anno scorso, OWSS irruppe nella mia esistenza, estraendomi dall’ottica pigro-collezionista-contemplativa in cui ero precipitato,  e quindi fui costretto a riconsiderare alcune circostanze.

Una delle quale fu appunto il mitico Trapdoor.

 

Due parole su questo fucile.

Il nome intero è Springfield Trapdoor, ed è stata l'ordinanza americana per trent’anni.
Nacque alla metà degli anni 60 come conversione alla retrocarica degli Springfield calibro 58. Infatti nel 1865 uscì con una cartuccia a percussione anulare in questo calibro. L’anno seguente fu ridotto al calibro 50-70 a percussione centrale. E, dopo varie peripezie, nel 1873 uscì finalmente il primo modello costruito apposta per il 45-70.
Il mio è un primo modello, costruito nel 1875. A questo ne seguiti altri con varie modifiche, di cui la principale è stata l'irrobustimento del blocco di chiusura.
Quindi il mio schioppo DEVE essere caricato con la polvere nera.

L’ultimo Trapdoor fu costruito nel 1893. Quasi trent’anni di più o meno onorato servizio durante un periodo storico in cui la tecnica armiera cambiava molto velocemente.

 

Una volta presa la decisione di far sparare il venerando, il primo problema da risolvere era quello di ottenere una palla in piombo (palla rigorosamente non camiciata per non danneggiare le rigature) di diametro acconcio. Dopo un lungo meditare e vagolare tra i cataloghi delle ditte produttrici di materiale da ricarica, conclusi che la soluzione era quella di usare le palle calepinate, o incartate. Che oltretutto avevano il vantaggio di essere eguali a quelle originali.

Esistono dei testi americani sull’argomento, primo tra tutti “The Paper Jacket” di Paul A. Matthew. Ma io non li avevo sottomano. E poi fatico parecchio a leggere l’inglese. Figuriamoci l’americano…

Per cui dopo una rapido giro sul web procedetti un po’ a naso. Come faccio sempre, d’altronde…(cito il mio antico professore di latino: “teste di cazzo, voi andate “lumine nasi”, e poi aggiungeva: “e siccome il naso non fa luce…”)

 

La prima operazione fu quella di trafilare la palla Lyman a 458. 

Per la carta invece optai per i fogli delle lettere da posta aerea. La misurai col micrometro e vidi che, arrotolata due volte sulla palla, mi dava un diametro di 463,8. Proprio quello che ci voleva.

 

 

Tagliai le cartine a forma di trapezio, facendo in modo che compissero due giri completi sulla palla, ma senza che i due lembi si sovrapponessero, e tenni anche conto del verso della rigatura, per la ragione che la carta, durante il tragitto nella rigatura, non avesse a srotolarsi. 

Una volta arrotolate le cartine, inumidite con vinavil molto diluito, le lasciai asciugare. Dopodichè ingrassai esternamente la carta con le dita. 

Per il grasso ho sempre usato una vecchia miscela pensata per l’avancarica, e procedetti così: mi feci regalare dal macellaio un tre chili di grassaccio bovino, lo schiaffai in una pentola di terracotta e l’ho tenni sopra il fuoco per un paio d’ore, ottenendo tre vasetti da marmellata di grasso compatto e bianchissimo, ovviamente filtrandolo con un telino. Dopodichè mi procurai della cera vergine d’api e li mischiai a bagnomaria nella proporzione di tre (grasso) a uno (cera).

Per fare tutto questo aspettai una mezza giornata che mia moglie non era in casa, e vi consiglierei di fare lo stesso.

Poi con il tornietto mi feci un dies allargabossolo di diametro 460, perché quello del set di dies in mio possesso era troppo stretto e il colletto mi ciancicava la carta. Quindi mi tornii anche un dies compressore, per comprimere la carica di polvere nera. Infatti la polvere nera per bruciare bene deve essere un po’ compressa.

Qui di sopra  possiamo vedere il dies compressore sopra e l’allargacolletto sotto.

Eziandio con una fustella preparai un po’ di tondini dello stesso diametro della palla, usando del cartoncino sottile.

Infine, con un pezzo di tubo di rame da idraulici del 12, assemblai un “drop tube”.

In italiano non saprei come chiamarlo. Serve per inserire i 65 grani di polvere nera Cheddite FFg nel bossolo. Cadendo da una certa altezza infatti i granelli si dispongono al meglio nel bossolo, facilitando la compressione successiva.                            

O comunque questa è la teoria

Gli inneschi DEVONO essere magnum, a motivo che la carica così compressa è un po’ “sorda” e deve essere ben incendiata.

Nessun crimpaggio, per non tagliare la carta. Solo la delicata richiusura dell’orlo di invito.

Alla prova del fuoco (dopo 25 anni dalla volta scorsa…) la cartuccia mi disponeva le palle più o meno nel bersaglio a 100 metri. Era già molto meglio di quanto potessi sperare.

Ma non abbastanza.

Dopo un’ulteriore attenta e prolungata meditazione (a furia di pensare per questa cartuccia ho consumato una fodera del divano…), ho trasceso che le gole di forzamento della palla NON ci dovessero essere.

Come fare?

Dai medesimi cataloghi di prima non traspariva nessuna palla con le pareti lisce.

Costruire un apposito fondipalle? Naaaa, troppo complesso.

FARNE costruire uno ex novo da un artigiano specializzato? Orrore… chissà quanto mi sarebbe costato…

Non sapevo proprio dove sbattere la crania.

Finchè un giorno, in preda a un’ira funesta dovuta al fatto che quattro donne (1 moglie, 2 figlie, 1 nipotina) mi stavano rompendo i maroni tutte assieme, fuggii in cantina. Con il sangue agli occhi afferrai il vecchio, onesto fondipalle Lyman e, vincendo la sua riluttanza, lo bloccai nel morsetto sotto il trapano a colonna.

Sordo alle sue implorazioni di misericordia che tentavano di fare leva sulla nostra più che trentennale amicizia, fissai sul mandrino una punta da 12,5 e calai inesorabile il rotante attrezzo dentro l’innocente cavità. Compiuto lo stupro lo estrassi, sgocciolante di olio da taglio.

Passato l’orgasmo omicida, l’ira mi stava passando, e un’ombra di rimorso cominciava ad affiorare nella mia obnubilata coscienza.

Liberai Lyman dal morsetto e aprii delicatamente le sue valve con una lacrima di coccodrillo che mi rigava una guancia…

 

…Obbè, poteva andare peggio…!

 

Il tagliente aveva asportato le gole con buona precisione e, dopo un primo, comprensibile shok, persino Lyman non fu troppo scontento.

Dopotutto neanche io sarei scontento se passati i 60 mi dessero una bella ripassata e mi facessero come nuovo.

Ma questo è un altro discorso…

 

Le palle che emersero dal Lyman Improved non erano molto finite, ma dalla trafilatura a 458 uscirono perfette. Sin troppo, direi, perché le pareti erano addirittura lucidissime e avevo paura che la carta non si attaccasse. Per ovviare a questo fatto le rullai delicatamente una per una su una lima da mazzo a taglio mezzo bastardo, in modo da imprimere leggermente sul piombo l’impronta dei denti (della lima…).

La palla a sinistra è quella originale con le gole, quella centrale è tale e quale come esce dal “Lyman Improved”, e quella a destra è dopo il passaggio nel trafilatore. Qui a destra invece abbiamo la palla “limata” e quindi la palla finita, in tutto il suo splendore…

 

Confezionai alcune cartucce con le modalità già descritte precedentemente e le usai in gara a Carrara.

Come è noto a tutti non sarebbe logico usare in gara delle cartucce che non sai dove vanno, ma non sempre nella vita si fanno le cose giuste.Anzi, a me non capita quasi mai.

 E questo è lo stato dell’arte a tutt’oggi. Ovviamente i risultati da me raggiunti sono assolutamente personali e invito i colleghi tiratori a considerarli con cautela.

Come già detto so che esistono dei testi specializzati, che mi riprometto di consultare (a posteriori…), che suggeriscono altre procedure, alcune delle quali sono addirittura antitetiche alle mie.

Mi è stata segnalata anche una fantastica discussione sul forum OWSS intitolata “asmatic 45-70”. Ma io solo ora l’ho letta.

Quindi le mie prossime prove terranno conto delle nuove informazioni ricevute.

 Comunque questa è la mia esperienza attuale, quello che ho fatto io sino ad ora, e così ve lo propongo, nel bene e nel male.

Ma, come dicevo, logicamente il reality non è finito qui; la sperimentazione continua, e domani è un altro giorno…

 

La mente vacilla…

 

 
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