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C’era una volta il ….Western all’italiana
 
 
 
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Quando ero “ Faccia d’angelo “

Giuliano Gemma

Il periodo del cinema italiano che comprende il genere western è stato molto prolifico e, grazie a Sergio Leone, che è stato senza ombra di dubbio il padre di questo fortunato filone – insieme a tanti altri bravi registi da Tessari a Lupo a Valerii, da Ferroni a Vancini a Corbucci, molti dei quali firmavano si ricorderà con uno pseudonimo inglese – conquistò un importante spazio nel mercato nazionale e internazionale, spazio che permise al nostro cinema di imporsi ancora di più all’estero.

Per quel che riguarda noi attori, per quel genere di film bisognava essere preparati atleticamente, sapersi muovere con agilità, essere in grado di fare scene anche spettacolari, cadute da cavallo, maneggiare le pistole con destrezza oltre che saper interpretare, ovviamente, il ruolo ! E io che avevo un passato da sportivo mi trovai indubbiamente agevolato godendo di una buona preparazione atletica.

In quel periodo, a cui penso ancora con simpatia e un po’ di nostalgia, ho avuto l’occasione di lavorare accanto a tanti attori americani famosi che fin da ragazzo ammiravo sullo schermo.

Mi rimane così un ricordo bellissimo di quegli anni trascorsi tra scazzottate, lunghe cavalcate, costretti inevitabilmente a mangiare polvere e a sopportare ore estenuanti sul set, ma durante i quali ci siamo divertiti molto.

Tanti film erano girati in Spagna, così ebbi modo di conoscere davvero bene la regione dell’Andalusia e buona parte di quel bellissimo Paese, ricco di storia e di gente simpatica, calorosa e disponibile.

Ripensando ai mesi di lavorazione mi ritornano alla mente diversi aneddoti e anche tanti incidenti causati dalle continue scene d’azione spesso spericolate, che tanto appassionavano il pubblico.

Si girava nella zona di Almeria e a volte addirittura diversi western contemporaneamente.

Così potevano capitare imprevisti curiosi: ricordo una volta che un attore venne accompagnato da un autista senz’altro un po’ frettoloso e distratto che lo portò  su un altro film. Il poveretto, ignaro e fiducioso, scoprì solo al trucco, non riconoscendo la solita truccatrice, che lo avevano portato sul set sbagliato!

Ma se scavo ancora nella mia memoria, sono veramente moltissimi gli episodi indimenticabili che riaffiorano come un fiume in piena nella mia mente, soprattutto se penso che, degli oltre cento film che fino a oggi ho interpretato, i western in tutto sono solo diciassette, certo non pochi ma rispetto al totale una minoranza!

Eppure occupano ancora un posto d’onore nei miei ricordi. D’altronde, impossibile negarlo, mi hanno regalato emozioni veramente uniche.

Tra tutti, il personaggio che credo di aver amato di più è stato, senz’altro , Ringo. Un eroe semplice, non un duro, in fondo un ragazzo che crede nella giustizia e che combatte per farla rispettare, anche se in origine è un fuorilegge ma che, subito, abbraccia come sua la causa di porre fine alle imprese malavitose di un gruppo di banditi spietati. E così diventa un vero eroe !

Quel film poi, che all’epoca – era il 1965 – incassò la cifra di ben due miliardi, mi regalò fama internazionale. Con Duccio Tessari era un vero divertimento lavorare: spiritoso,ironico, ma attento e sicuro di sé non sbagliava un inquadratura, un taglio, pretendeva molto dagli attori ma lo chiedeva sempre con il sorriso sulle labbra.

Ringo entusiasmò il pubblico e spesso per la strada la gente quando mi riconosceva mi chiamava con quel nome, insomma ero divenuto quasi uno di famiglia per molti!

L’anno dopo con il seguito ideale e cioè Il ritorno di Ringo, una sorta di trasposizione dell’Odissea fatta da Duccio con molta ironia e garbo, mi fu veramente facile vestire nuovamente quei panni che sentivo come miei e mi divertii a reinterpretare quell’eroe solitario, buono ed onesto, che tornava a casa travestito da vagabondo dopo aver combattuto la Guerra di Secessione per liberare dai nemici il suo villaggio.

Però, confesso, che in tutti i personaggi che ho interpretato di quel filone ho sempre cercato di trovare qualcosa che mi appartenesse, che mi piacesse, una sfaccettatura, un atteggiamento spesso ironico quasi a dare una strizzatine d’occhio al pubblico.

Ancora un episodio divertente capitò quando girai sempre con Tessari Vivi o preferibilmente morti,

pellicola che segnò l’esordio sullo schermo del mio amico fraterno Nino Benvenuti. Il maestro d’armi Neno Zamperla, altro amico di vecchia data, ed io ci trovammo ad insegnare a “ portare i pugni “ in maniera cinematografica al campione del mondo di pugilato, facendogli capire che i suoi colpi erano troppo stretti e veloci e quindi non rendevano nel cinema. E lui, da persona intelligente qual è si mise subito a disposizione per imparare a “ scazzottare “ per finta!

Quei film, ma non solo i miei certo, furono dei grandi successi e segnarono un’epoca: mi piaceva sapere di far divertire i giovani che li andavano a vedere e far sognare, forse, i più piccoli che nei loro giochi spesso usavano i nostri nomi di finzione cinematografica.

A quei tempi i nostri western erano abbastanza snobbati dalla critica  e da buona parte del cinema intellettuale, non tenendo conto dei grandi incassi che quel genere faceva e delle grandi vendite all’estero. Senza pensare poi, che non era certo facile girare quei film, era necessaria una grande abilità e professionalità da parte di tutti oltre a un grande affiatamento.

Recentemente Tonino Valerii mi ha detto che I giorni dell’ira, altra pellicola che ho ancora nel cuore anche per i momenti passati sul set con Lee Van Cleef, era piaciuto moltissimo in America tanto che pochi anni fa venne contattato per cederne i diritti, perché ne vorrebbero fare un remake.

Una bella soddisfazione per noi che tanto avevamo invece imparato e anche un po’ invidiato proprio agli americani!

A volte mi capita di rivedere i miei western trasmessi per l’ennesima volta dalla televisione, e mi sorprende come non risentano del passare del tempo, come siano ancora freschi, piacevoli ed attuali, come non siano ( beati loro ! ) invecchiati e questo è dimostrato anche dal numeroso pubblico che li guarda e li ama. A conferma di ciò poi ci sono le tante lettere e le e-mail che ricevo da giovani e giovanissimi di tutto il mondo ancora conquistati da quei miei, ormai ,vecchi film.

Significa veramente, e questo può fare solo piacere, che svegliano ancora emozioni, divertono e appassionano, lasciando un segno tangibile nella storia del cinema d’azione.

Oggi, a distanza di tempo, credo che questo nostro genere abbia avuto giustizia, sia stato rivalutato e rivisto con occhio più obiettivo dandogli il legittimo valore.

E di questo non posso che compiacermene.

 

Giuliano Gemma  - Ringo OWSS 17

 

 

 

 
 
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